Cosa si intende per “reati stradali”
Con il termine reati stradali ci si riferisce a un insieme eterogeneo di fattispecie penali che il Codice della Strada e il Codice Penale collegano alla circolazione e all’ambiente stradale.
I reati stradali, infatti, si concretizzano in comportamenti illeciti commessi “sulla strada” ma non riguardano esclusivamente chi guida. Infatti, essendo posti a tutela della sicurezza pubblica e dell’incolumità delle persone, possono essere commessi sia da chi guida sia, in certi casi, da terzi (pedoni, passeggeri, responsabili di cantieri stradali, ecc.).
La fonte normativa di tali reati non risiede solo nel Codice della Strada ed anzi, per le fattispecie più rilevanti, si rinviene principalmente nel Codice Penale. In particolare, i reati di omicidio stradale e lesioni stradali gravi e gravissime, nel 2016, sono diventati reati autonomi specificamente disciplinati dal Codice Penale.
Difesa dell’imputato: le aree di intervento
Quando lo Studio assume la difesa di un soggetto, indagato o imputato, la priorità assoluta è comprendere quali siano le priorità e le esigenze del proprio assistito e, soprattutto, le conseguenze di ogni scelta difensiva sulla vita del soggetto.
In tema di reati stradali, le principali aree di attività difensiva in cui opera lo Studio — ciascuna con specificità tecniche e procedurali distinte — sono rappresentate dalle seguenti fattispecie di reato.
La difesa si concentra sulla legittimità degli accertamenti strumentali, verificando il rispetto dei tempi di esecuzione e la regolarità della catena di custodia ematica, e sulla scelta processuale più idonea ad evitare conseguenze penali.
L’assistenza legale e tecnica si fonda su indagini cinematiche di parte volte a confutare la perizia del P.M., mirate a dimostrare l’assenza di nesso causale o ad accertare il concorso di colpa esclusivo o prevalente della persona offesa. Anche in questo caso, la scelta del rito processuale rappresenta uno snodo fondamentale a tutela del proprio assistito.
La strategia difensiva unisce l’analisi della dinamica del sinistro alla verifica medico-legale dei postumi, finalizzata a escludere il nesso causale, le aggravanti, o a ridimensionare il grado di colpa addebitato all’imputato.
Sebbene il novellato Art. 187 C.d.S. preveda che il reato scatti semplicemente guidando “dopo aver assunto” sostanze stupefacenti, senza più necessità della dimostrazione dello “stato di alterazione psicofisica” alla guida, la strategia difensiva può ancora incentrarsi sul principio di offensività sancito dalla Consulta (Corte Cost. n. 10/2026), ossia sull’insussistenza del reato laddove la mera rilevazione di tracce biologiche non sia supportata da elementi oggettivi che dimostrino la persistenza degli effetti della sostanza, escludendo così ogni concreto pericolo per la sicurezza stradale.
L’attività legale mira a verificare la sussistenza dei presupposti di legge per la richiesta degli organi accertatori, eccependo eventuali vizi di forma o cause di forza maggiore che hanno impedito il controllo.
La difesa si concentra sulla dimostrazione dell’assenza dell’elemento soggettivo del reato, provando la mancanza di percezione del danno fisico o l’effettiva assenza di un concreto bisogno di assistenza della vittima.
La strategia processuale punta a escludere la natura competitiva ed emulativa della condotta tra i veicoli coinvolti, al fine di neutralizzare i severi provvedimenti di sequestro preventivo e confisca.
La linea difensiva mira a contestare la sfida implicita tra i conducenti, focalizzandosi sulla corretta riqualificazione del fatto in mero illecito amministrativo stradale.
La difesa verifica la regolarità delle notifiche dei provvedimenti amministrativi presupposti nel biennio, eccependo l’eventuale difetto di continuità necessario per la rilevanza penale della condotta.
Per ciascuna di queste aree esistono pagine dedicate con approfondimenti specifici. Lo Studio segue il caso dall’indagine preliminare fino all’eventuale ricorso in Cassazione, garantendo continuità difensiva tra i vari gradi di giudizio.